Le Porte di Fantàsia

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Un mestiere dignitoso, (gioco fantasy-umoristico stile Terry Pratchett)
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Mutaforma pennuto

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/12/2009, 01:15


Luval si resse istintivamente ai bordi della padella. Non la migliore delle idee si rese conto, notando la posizione assunta dal troll. Una mosca che si fosse posata su di una racchetta da tennis nel mezzo di una partita avrebbe provato un panico del tutto simile nel vedere arrivare la pallina . Con la differenza che le palline da tennis non hanno zanne poderose o aculei avvelenati.
Terrorizzato, balzò nell'unica direzione disponibile. Con il fondo della padella contro la schiena, circondato dal bordo che gli chiudeva la via verso l'alto o di lato, quella direzione era in avanti.
- Ti pregotipregotiprego - esclamò in una preghiera diretta confusamente a qualsiasi divinità avesse voglia di ascoltarlo in quel momento. Il suo salto lo portò poco al di sopra del muso della viverna. Ne percorse l'intera lunghezza con una corsa disperata che lasciò impronte di soffritto dalle narici fino quasi al culmine velenoso della coda. saltò su di un tavolo mentre dietro di lui risuonava un suono simile a un gong. Era al fondo delle scale quando un dente si conficcò nela parete al suo fianco, scaraventato via dall'impatto della padella contro la creatura.
Qualcos'altro colpì il braccio di Luval. Un bottone. Veniva dalla giacca della guardia morta, notò senza rallentare. Aveva letto che i cadaveri attraversano una fase detta di gigantismo, gonfiati dalla putredine. La morte è il peggiore incubo di certe ragazze perennemente a dieta. Se ti abbuffi di cioccolato magari metterai su qualche chilo, ma se muori dovrai comperare abiti più larghi di sei taglie (1).
Il veleno della viverna aveva accelerato questo processo. La giacchetta rossa era tesa sul corpo del cadavere. I bottoni che la chiudevano schizzavano via con uno scoppiettio allegro.

Luval raggiunse la camera. Serrò la porta. si afflosciò ansimante al suolo. I suoi libri lo circondavano, presenze fedeli e rassicuranti. Pile di libri si ergevano fino al soffitto culminando in tomi miniati che spingevano contro il soffitto come capitelli di colonna in una cattedrale. Mucchi erano accatastati sul letto, lasciando tra le coperte spazio appena per il corpo di un uomo straordinariamente minuto. I cumuli formavano picchi e vallate. Scogliere bianche di carta che si ergevano sul mare policromo delle copertine.
- Mio dio - esalò Luval. Si era appena reso conto di ciò che avrebbe dovuto fare. Si potrebbe dire che trovava l'idea sgradevole, ma farlo significherebbe sprecare un'ottima occasione di usare la parola 'odiosa'.
Doveva andarsene. Lasciarli lì e andarsene.
I suoi polpastrelli scivolarono lungo lungo le costole dei libri che lo circondavano. I suoi gesti mostravano un affetto solitamente riscontrato solo negli innamorati all'inizio della prima notte insieme, prima di scoprire che uno russa e l'altra tira via continuamente tutte le coperte. L'autore di 'mosche e lombrichi: le miglori esche da pesca' si sarebbe stupito nello scoprire una simile reazione emotiva nei confronti del suo libro.
Era un calcolo molto semplice. Ognuno di quei libri rappresentava le conoscenze di qualcuno. Rappresentava mesi o anni di vita per scriverlo, e altri mesi o anni per documentarsi.
Migliaia di libri lo circondavano. Migliaia di anni. Se una vita dura poche decine di anni allora quelle erano centinaia di vite. Qualcuno lo stava cercando. Ci sarebbero state altre viverne e lui poteva fare solo una cosa : andarsene. Non poteva mettere in pericolo centinaia di vite insieme con la propria.
'Il benessere dei molti è più importante del benessere dei pochi o di un singolo', ricordò a sè stesso (2).
Afferrò solo un paio di volumi perché gli tenessero compagnia durante il viaggio. Si sentiva in colpa nel farlo. Scelse con cura le opere di un'autore che aveva fatto scalpore per le opinioni controverse che esponeva. Giudicò che dei libri così mal scritti non potessero poi racchiudere _tanti_ anni.
Li infilò in una sacca di tela, regalatagli tempo addietro dal gestore commosso di un negozio di libri usati. Lasciò la stanza serrando la porta dietro di sè. La serratura scattò con un rumore fatale. Scese nella sala e posò la chiave sul bancone.
Solo allora si guardò attorno.

(1) Malgrado questo fatto, la gente continua a morire. Un caso di personalità deboli che non sanno resistere alla tentazione, probabilmente. Luval aveva letto di un governo che aveva cercato di limitare il fenomeno affiggendo cartelli "Nessun uomo è un'isola. Chi muore uccide anche te : digli di smettere". Da quanto ricordava non erano serviti a molto.

(2) La frase è tratta da un celebre discorso tenuto da re Trud di Irakan subito prima di alzare le tasse. La citazione completa continua "Io in quanto re vi rappresento tutti,quindi io sono tanti. Invece, ognuno di voi è un singolo. Per questo il mio nuovo palazzo è più importante della vostra cena."

 
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Gorca Drakovic
view post Posted on 16/10/2006, 15:15Quote

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Mentre Luval sostava in meditazione di fronte alle pile di libri che si apprestava ad abbandonare per sempre, nella sala comune al piano di sotto una sua versione grigia in scala 10:1 se ne stava silenziosa di fronte ai cadaveri delle due Viverne.

"Maxim de Roquefort" si stava sforzando di calmarsi e di indirizzare i suoi pensieri verso una possibile linea di azione che non terminasse in uno scoppio d'ira trollesca con annessa strage di possibili clienti. Inoltre doveva anche decidere come salvare la cena della serata visto che il sufflè in cui si stava cimentando poco prima era appiccicato alle zampe di una specie di coccodrillo verde troppo cresciuto.

La stanza era immersa in un silenzio quasi irreale. La presenza di Fulton Piedepiatto si avvertiva solo per il fatto che il bancone della locanda sembrava trattenere il respiro. Era quel tipo di silenzio talmente profondo e radicato, da poter essere interrotto solo da un avvenimento di dimensioni universali oppure da una domanda stupida.

"Mi scusi... è sposato, quel ragazzo?"

Il Troll si voltò lentamente per squadrare chi l'avesse apostrofato, e si trovò a fissare la fanciulla che le due guardie proteggevano.
Non era quello che si potesse definire una bellezza in grado di varare una nave, anche perchè era un po' troppo magra per essere scagliata contro la fiancata di un veliero senza farsi troppo male. Il naso era leggermente pronunciato e c'era un'abbondanza di lentiggini sul suo volto che faceva pensare che fosse stata condita da un qualche cannibale amante del piccante.

A parte quello, non era male - almeno per standard umani - e le sue vesti facevano pensare ad una famiglia di una certa levatura.

"Sposato?" - Chiese Lubash col tono che dovevano aver utilizzato i carpentieri che chiesero ad Ulisse "Dovremmo farti un cavallo grande quanto?".

"Si, insomma se sa se è sposato..." Fu la risposta "..in realtà voi due mi avete salvato la vita, come mio padre fece con mia madre anni fa e poi si sposarono e vissero felici e contenti. Così mi chiedevo... giusto per sapere... se lei sa se quel ragazzo con quel naso così carino fosse sposato o no..."

Ci sono cose che vanno oltre l'appartenere a razze differenti. Ci sono cose che sono universali e appartengono all'universo maschile e femminile a prescindere dal fatto che uno sia un essere umano, un troll delle caverne o qualsiasi altra cosa (1). Una di queste cose è il campanello d'allarme che suona nella testa di un esponente del sesso maschile di fronte ad un esponente del sesso femminile in cerca di marito.

Le risposte in questo caso vengono automatiche ed hanno come unico obiettivo il tentare di svincolarsi dal discorso il prima possibile onde evitare di rimanere in qualche modo contagiato dalla parola "matrimonio" (2).

"Uhm... no, non credo proprio che sia sposato, no. Non so dove sia adesso... probabilmente è al piano di sopra ad assicurarsi che gli ospiti della locanda stiano tutti bene. Ora dovrei rientrare in cucina... se vuoi vi metto allo stesso tavolo stasera così provi a chiedere a lui... ora scusa ma devo proprio andare..."

Era appena svicolato in cucina, che Luval riapparve e si guardò in giro. La ragazza si raddrizzò, provò a gonfiare il petto nel (vano) tentativo di far intravedere qualcosa e si avvicinò con un gran sorriso.
__________________________________________________________________

(1) Discorso a parte merita una razza di alieni ermafroditi del pianeta Quirx. Questi alieni sono noti per possedere ASSIEME le caratteristiche mentali maschili e femminili. Tale razza non ha mai sviluppato una civiltà degna di questo nome perchè i suoi individui son troppo occupati a litigare con se stessi.

(2) in realtà finora non è mai stato dimostrato che la parola "matrimonio" sia in qualche modo contagiosa. Ma non si è dimostrato nemmeno il contrario e molte persone sono convinte che è comunque meglio non rischiare.
 
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view post Posted on 27/11/2006, 22:40Quote
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Divinità Gufesca Imbranata del Forum

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/9/2009, 13:19


Come tutti sanno, nella vita esistono cose futili e cose d'estrema importanza... almeno, questa era una delle poche cose sulle quali Torben non aveva dubbi. Allo stesso modo, non aveva dubbi sul fatto di aver assistito a qualcosa di memorabile; certo, lo scontro non era stato emozionante come quelli descritti nelle storie che la gente del villaggio cantava e raccontava nelle notti d'inverno nei fienili e nelle case - decisamente troppo rumore, poca poesia e molto disordine - ma si era concluso proprio come nei migliori racconti d'avventura. Ed a Torben piacevano tanto i racconti d'avventura... anche se sua madre si arrabbiava spesso quando lui li ascoltava: diceva che, per ascoltar storie, dimenticava le cose da fare. Sospirò: era sempre dispiaciuto quando sua madre si arrabbiava con lui...
Con un largo sorriso e lo sguardo estasiato, osservò in silenzio la scena per qualche istante, quindi commentò con voce sognante
"Un Matrimonio!"
Guardò l'anatra, saltellando per la gioia d'essere presente ad una cosa così eccezionale... il matrimonio tra un Prode Eroe e quella che, di sicuro, era una Nobile Dama!
"Ed ho finito quasi tutte le frittelle!"
L'anatra alzò il capo piumato verso Torben, lo squadrò attentamente, rimirò ancora la scena, fissò ancora Torben e sentenziò:
"queack!"

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E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare... suonare ti tocca, per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare.
 
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view post Posted on 30/5/2007, 23:32Quote
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Mutaforma pennuto

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- Uh - si sentì in dovere di precisare Luval - se è per quella storia della proporzione tra il naso di un uomo e quella parte di lui che ne fa, appunto, un uomo, mi sento in dovere di chiarire che si tratta di un mito senza fondamento. In effetti ci sono stati diversi studi al riguardo. Ne ho anche un paio di sopra, se vuole controllare...
La ragazza scosse la testa. Luval l'aveva trovata in attesa scendendo le stanze dalla sua stanza. Non si era sorpreso della sua accoglienza. Questo perche un corpo umano può contenere solo una quantità limitata di stupore e lui aveva avuto sorprese a sufficienza negli ultimi tempi. La vita gli era passata davanti agli occhi talmente tante volte che aveva iniziato a trovare noioso lo spettacolo e a sonnecchiare durante le parti meno interessanti.
Il salone mostrava ancora i segni dello scontro. Al fondo, verso la cucina, una viverna era immobile a terra. L'impatto con la padella del troll aveva avuto l'effetto di farla sembrare più corta, comprimendola come un cane che si fosse accorto troppo tardi che la carrozza che stava inseguendo era, in effetti, diretta proprio verso di lui e non nella direzione opposta.
Stranamente Luval si sentiva osservato. Questo benchè, per esempio, il locandiere non stesse affatto guardando nella su direzione. Assolutamente. Nessuno avrebbe potuto dire che gettasse anche solo uno sguardo nella sua direzione. Bisogna controllare molto accuratamente una persona per essere capaci di ignorarla in modo così completo.
Fulton Piedepiatto, era occupatissimo a pulire con uno straccio la superficie di un tavolo. Una delle gambe del tavolo era stata strappata via durante lo scontro, così il gesto del locandiere aveva l'effetto di far ondeggiare la tavola e farla periodicamente ricadere a terra con un ritmo che i metronomi indicano come andante moderato. Toc...toc...toc...
- No, non è quello - rispose la ragazza - Volevo esprimere la mia gratitudine. Non fosse stato per lei quelle orribili creature mi avrebbero divorata. Mi chiedevo se non potremmo passare qualche tempo assieme, mi piacerebbe sapere di più circa il mio salvatore.
Luval non era privo di cultura per quanto riguarda i rapporti con l'altro sesso, ma la sua cultura era di natura eminentemente teorica. Oh, gli era capitato di invitare a casa qualche donna conosciuta in libreria. Proponeva loro di venire da lui a vedere la sua collezione di stampe antiche. Loro accettavano con un sorrisetto allusivo che lui non era mai ben riuscito a interpretare, ma poi sembravano stranamente deluse quando scoprivano che lui aveva effettivamente una collezione di stampe antiche da mostrare. Solitamente si allontanavano con una scusa attorno alla cinquattottesima stampa, quando iniziava la serie dedicata alle lezioni di anatomia (1). Pure, da qualche parte, dagli abissi insondabili abitati da pesci pallidi e ciechi della sua inettitudine, una consapevolezza si fece largo verso la superficie.
Luval sentì mancare le parole. Rimase in silenzio mentre nella sua mente i pensieri si rincorrevano e nella stanza il silenzio era rotto solo dal ticchettio del tavolo.
Toc... toc...toc...
Non era mai successo prima. Forse con lei avrebbe potuto nascere qualcosa. una famiglia. un'esistenza normale, di quelle di cui aveva tanto sentito parlare. E era successo proprio adesso, quando non serviva più. Quando oramai stava per andare a confrontare un avversario che non conosceva ma che era quasi sicuramente troppo più forte di lui. Quando oramai, era inutile nasconderselo,stava per morire. Fissò gli occhi nel viso piacevolmente leopardato che gli stava di fronte, ornato da un naso per cui già provava una sorprendente affinità.
toc... toc...toc...
- Beh, grazie. Mi farebbe molto piacere. Purtroppo adesso sto uscendo. Non so cosa stia succedendo, ma la fuori c'è qualcuno che è la causa di tutto questo. Forse...

"forse se gelerà l'inferno" aggiunse mentalmente, "ma cos'altro posso fare?"

-... beh, forse sarò in grado di spiegargli che è stato tutto un malinteso e allora non ci saranno più problemi.

Lei esitò a sua volta. Luval poteva vedere che una decisione stava prendendo forma dietro ai suoi occhi.
Toc...toc...toc...
- Le dispiace se la accompagno? Magari potrei aiutarla a convincerlo.
toc...toc...toc...
- e comunque le mie guardie sono indisposte, avrei paura a rimanere da sola - aggiunse accennando al cadavere ormai quasi dissolto e all'altra guardia che non aveva ancora ripreso conoscenza dopo la possente padellata del troll.
toc...toc...toc..
- Immagino che anche il suo amico verrà con noi, vero? - concluse con un ultimo gesti in direzione della figura grigia che giganteggiava in cucina
toc toc t..........
Fulton Piedepiatto smise improvvisamente di lucidare il tavolo e rivolse lo sguardo folle di speranza verso Maxim le Roquefort.


(1) Le lezioni di anatomia raffiguravano un chirurgo nell'atto di sezionare un cadavere. Poichè all'epoca era proibito sezionare cadaveri umani, il cadavere in questione era quello di un maiale il che, oltre a non causare problemi con le autorità, rappresenta anche un modo di avere pronto uno spuntino se la lezione è all'ultima ora prima di pranzo. Dopo le prime 3 stampe dedicate alla lezione vera e propria, le stampe 4-21 rappresentavano la classe occupata a cucinare e, per così dire, assimilare l'argomento di studio. La stampa 17, particolarmente pregevole, raffigurava il professore sdraiato in una carriola che porta con la mano destra alla bocca una bottiglia di vino reggendo con la sinistra un impressionante gomitolo di salsiccia.



 
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Gorca Drakovic
view post Posted on 31/5/2007, 08:47Quote

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La figura grigia che giganteggiava in cucina era intenta a riparare (senza troppo successo) il danno procurato da una Viverna ad un monumentale dolce di meringa.

La situazione, come la vedeva Lubash "Le Roquefort" era in effetti piuttosto complicata ma il nostro roccioso Chef aveva deciso di tralasciare la linea di condotta più ovvia in questi casi (1) e di tentare invece di trovare una soluzione più diplomatica. Nel cervello del Troll di Caverna, si stavano ammassando molti pensieri i quali in realtà non sembravano aver molta idea di cosa fare a parte guardarsi attorno a bocca aperta nello scoprire un luogo in cui non erano mai stati.

Sin dal suo arrivo in quella locanda erano accaduti molti fatti inattesi e il gigantesco chef non aveva potuto fare a meno di notare con preoccupazione come il numero dei clienti fosse esponenzialmente diminuito fino a ridursi a quattro persone di cui due recentemente passate a miglior vita causa Viverne inferocite.

Quel calo verticale della clientela non poteva che avere una spiegazione e lui stava tentando di venire a patti con se stesso, dato che la cosa lo rattristava davvero molto. Purtroppo la dura realtà è sempre in agguato nel soffocare le oneste aspirazioni di una vita, e non è possibile far finta di non vedere le cose per come sono..

Il suo ospite di riguardo, Luval, stava certamente facendo scappare tutti i clienti perchè troppo tedioso. Probabilmente avrebbe dovuto restituirgli il libro di cucina ed invitarlo ad andarsene. (2)

Intanto che rimuginava su questi oscuri pensieri, Lubash udiva brani di conversazione venire dalla sala adiacente. Sembrava che Luval avesse deciso di andare a spiegarsi con un non ben definito qualcuno...

Bene - Pensò il troll - forse intanto che è via, mi lascerà tenere il libro.

....

"Uhm... in realtà non lo definirei propriamente un mio 'amico'..." disse Luval con aria perplessa "direi più il cuoco della taverna. Non credo sia interessato ad andarsene da qui... mi sembra molto contento della sua attuale posizione.."

Toc... toc... toc...

Incredibile ma vero, il rumore di Fulton che puliva il tavolo traballante aveva assunto una tonalità di riprovazione.

"Oh che peccato.." La ragazza sembrava davvero dispiaciuta "..beh, immagino che dovremo arrangiarci, allora. Mi spiace soprattutto perchè ci avrebbe fatto comodo uno capace di cucinare, vedi..."

Arrossì, fissando il tavolo con aria colpevole.

"..mio padre è molto bravo ai fornelli, ma io purtroppo ho preso da mia madre e sono completamente negata. Ho dietro molte delle sue ricette segrete ma confesso che non saprei nemmeno da che parte cominciare ad eseguirle.."

Proprio in quel momento, Luval si rese conto che stava parlando da ormai quasi un'ora con una ragazza di cui non conosceva il nome. Egli era un vorace lettore di libri e conosceva dunque benissimo il concetto di "clichè da romanzo romantico di serie B" e il terribile rischio di trovarsi improvvisamente all'interno di uno di essi gli fece completamente ignorare il silenzio glaciale che si era formato in cucina alle parole di lei (3).

"Ehm... scusa, sono imperdonabile.. non ti ho ancora chiesto come ti chiami.."

La fanciulla fece un sorriso vergognoso che agli occhi di Luval sembrò degno della copertina del suo miglior trattato sulle ninfe dei boschi.

"Mi chiamo Esmeralda Pringoodle... molto piacere. Sai, sono la figlia di Chez Rupert Pringoodle... quello del libro 'L'arte del perfetto maestro di cucina - 10.000 ricette magiche e non'..."

SKRUNK!

La porta della cucina volò in pezzi. Luval si voltò giusto in tempo per vedere un'enorme sagoma grigia materializzarsi sull'attentì vicino al tavolo.

"Maxim Le Roquefort ai vostri ordini, signora! Sarò lietissimo di accompagnarvi in qualunque scampagnata desideriate fare, signora! Conosco un meraviglioso posticino in mezzo al bosco adattissimo per un pic nic romantico!"

_______________________________________________________________________
(1) Distruggere cose e persone finchè la faccenda non si sia risolta

(2) Lubash e Luval avevano almeno questo in comune: una spiccata incapacità a rendersi conto dell'ovvio allorchè intenti alla loro attività preferita.

(3) Vedi nota (2)

Edited by Gorca Drakovic - 31/5/2007, 19:33
 
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Divinità Gufesca Imbranata del Forum

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/9/2009, 13:19


C'è un momento, nella vita di un uomo, in cui bisogna prendere decisioni scomode e coraggiose: è una delle poche cose sicure a questo mondo - come ripeteva sempre il guardiano del pontile.
Torben sentiva, sentiva nel profondo del suo cuore, che quel momento c'era anche nella vita di un tonto, e che la sua palese poca propensione al ragionamento non avrebbe fermato il suo coraggio e l'irrevocabile proponimento che gli era balenato alla mente.
Guardò con aria corrucciata l'anatra - il pennuto lo scrutava di rimando con un'espressione che potremmo definire di somma perplessità - quindi fissò gli occhi un pò vacui sullo strano trio che si era formato così d'improvviso in mezzo alla sala
"Torben viene, Torben viene con voi..."
Lo stavano guardando tutti e tre, adesso... Torben era sicuro che il viso contratto del signore alto con la pelle grigia stesse a significare che egli comprendeva l'entità del rischio al quale il giovane intrepido Torben e la sua amica anatra si sarebbero sottoposti. Reso improvvisamente fiero da questa consapevolezza, il giovane proseguì, caricandosi l'anatra in braccio
"E, lo giuro, non mi importa se mia madre si arrabbierà e mi aspetterà col cucchiaio di legno!"
La prospettiva lo fece rabbrividire, ma strinse i denti e non cedette
"No, Torben viene con voi!"

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E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare... suonare ti tocca, per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare.
 
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IL Tessuto Bradiposo

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/9/2009, 13:34


"SQUEARK!”
L’anatra si divincolò arruffando le penne, il che causò non pochi problemi al giovane Torben, che rischiò di cadere all’indietro sotto il peso del grosso animale.


Un paio di secondi addietro.

A dispetto della concezione comune, le anatre sono esseri che conoscono l’educazione (1)
O almeno, un’anatra di buon giudizio sa riconoscere le situazioni in cui il silenzio non va interrotto. Ad esempio quando il silenzio sottende la presenza, a 4 o 5 metri di distanza, di un essere con canini e artigli alquanto affilati, e la pancia vuota.
E questo, era un silenzio molto simile a quello sovra citato.
Ben quattro paia di occhi guardavano fissi nella sua direzione, o meglio, in quella del ragazzo che la teneva saldamente in braccio: una sfilata di sguardi vacui che vagavano dall’esterrefatto al perplesso. Anzi, due erano decisamente esterrefatti e perplessi. Un’altro sembrava contrarsi dolorosamente nello sforzo di avvicinarsi alle espressioni sfoggiate con tanta naturalezza dei primi due. Il quarto, immobile con uno straccio in mano, oltre ad un velo di perplessità, aveva più che altro il volto illuminato da una strana luce, un misto di timorosa attesa e di speranza, simile a quella di un rospo sospeso tra la possibilità di sfuggire dal vostro becco e il ritrovarsi inaspettatamente nella vostra gola.

Nella speranza di dissuaderlo dall’impresa, diede un paio di beccate gentili al braccio del suo giovane amico. Era convinta che un discorso ragionevole sarebbe bastato a farlo rinsavire, e la sua argomentazione le appariva alquanto ferrea.
Ad uso del lettore, che, abbiam motivo di credere, è scarsamente preparato circa il modo di esprimersi delle anatre (1) (2), si potrebbe esplicitare il tutto pressappoco così:
“Le anatre sono fatte per i fiumiciattoli con pesciolini argentati, insetti e rane nascoste sotto la fanghiglia. E amano giocare e starnazzare placidamente e sguazzare nell’acqua.
Tane buie e puzzolenti con dentro cosi brutti e neri non sono posti per anatre, e nemmeno per giovani tranquilli amici di anatre. Andiamo a rincorrere le cicale, ora?”

La bestiola inclinò leggermente il capo, guardando fisso il giovane, che, tuttavia, al di là di un leggero tremito, sembrava determinato nella sua decisione.
Lanciò degli sguardi disperati, prima verso il giovane, poi verso i presenti, cercando un appoggio, o almeno un barlume di ragionevolezza (3).

Un’anatra di buon giudizio sa riconoscere le situazioni in cui il silenzio non va interrotto.
Un’anatra di buon giudizio sa che nessuna regola è assoluta, soprattutto quando si tratta di salvare le piume.

“SQUEARK!”





(1) In realtà non ci sono pervenuti studi approfonditi riguardo le regole comportamentali di codesti palmipedi. E abbiamo modo di pensare che il dibattito non sia stato molto acceso nemmeno all’interno delle specie la cui evoluzione non è testimoniata da documenti scritti.
Il che rende la situazione ancora più incresciosa, allorquando si considera che la dignità di codesti esseri è legata indissolubilmente al sapore delle loro carni.

(2) Gli umani hanno l’assurdo vizio di usare lunghissime serie di suoni difficili ed incomprensibili per esprimere i concetti più semplici. Molto probabilmente credono che la chiarezza di un discorso sia direttamente proporzionale alla quantità di sudore e mal di testa che la formulazione di tale discorso è stata in grado di produrre. E solitamente si stupiscono quando il tutto sfocia in un clamoroso insuccesso.
Eppure, dopo secoli, non hanno ancora abbandonato questa modalità di comunicazione.
A tal proposito, alcuni hanno avanzato l’ipotesi che gli umani ritengano mal di testa e sudore come socialmente utili.

(3) Il che, data la situazione illustrata sopra, si prospettava fin dall’inizio come un’impresa vana.

Edited by [aBsinTHe] - 2/6/2007, 11:53

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- Sometimes you really astound me.
I never known anyone who was so consinstently crabby.
How do you explain that?
- Never change a winning game.
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Luval annuì deciso e si avviò a grandi passi verso la porta del locale. Un gesto che aveva immaginato di compiere più volte mentre, nella stanza di sopra preparava la sacca da viaggio. Allungò la mano verso la maniglia come si era immaginato di fare e la mano si strinse sul vuoto. Solo allora la sua mente realizzò ciò che gli occhi cercavano di comunicare già da un pezzo :la sua immaginazione aveva scordato di tener conto della ristrutturazione operata dalle viverne alle vie di accesso della locanda. Imbarazzato dalla svista, decise di completare comunque il gesto. E' tipico della natura umana cercare di nascondere i propri errori e sperare che, agendo con sufficiente disinvoltura, nessuno si accorga dei nostri sbagli. Ruotò dunque la maniglia che non esisteva e fece il gesto di aprire una porta che, nella realtà, era sparsa in un raggio di diversi metri tutt'attorno. Un cardine che era rimasto aggrappato alla parete per un brandello di legno scelse quell'istante per rassegnarsi al destino e lasciarsi andare a un ultimo disperato volo culminante in un tonfo metallico sul pavimento. Se fosse stato in grado di esprimersi avrebbe forse lasciato un biglietto in cui dava addio alla sua esistenza di utensile e si lamentava delle ingiustizie ricevute.
Con l'istinto di qualcuno avvezzo alla narrativa più che alla realtà, Luval sentì il bisogno di qualcosa, una metafora, un giro di parole che riconducesse tutto a un mondo più familiare, fatto di lettere e di carta odorosa d'inchiostro. Di fronte alla locanda si estendeva un piccolo slargo. sopra alle case dirimpetto il cielo era sgombro di nuvole. "Il cielo oltre la porta era del colore di"... iniziò a comporre mentalmente immaginandosi nel ruolo del personaggio di un libro. Come incipit gli sembrava niente male. Ma come continuarlo? "Il cielo sopra la porta era del colore di un libro, aperto sull'illustrazione di qualcosa di molto azzurro e molto uniforme" decise. Lo posso migliorare ma come prima stesura va bene.
- Ci siamo - disse tra sè in un ultimo attimo di esitazione - ancora un passo e se esco da quella porta sarò più lontano da casa di quanto sia mai stato in vita mia.
- Non vorrei mai contestare un ospite pagante - sbuffò dietro di lui Fulton Piedepiatto esprimendosi con una certa urgenza - Ma da quella porta lei ci è già passato arrivando, quindi tutt'al più sarà tanto lontano quanto è mai stato prima. E adesso le consiglierei di affrettarsi, prima che faccia buio. Sono certo che anche il signor Maxim ha fretta, vero?
Luval si chiese se fosse il caso di spiegare che la casa non è solo una locazione geografica ma uno stato d'animo. Vista in quel modo, un passo oltre la soglia, in cerca del pericolo, lo portava molto lontano dallo stato d'animo che , spiritualmente parlando, aveva il suo nome sulla targhetta accanto all'ingresso. poi si mosse in avanti, sotto il sole. Accanto a lui si fece avanti Esmeralda Pringoodle. Le strinse la mano con un gesto in cui un esperto di linguaggio del corpo avrebbe letto un 10% di affetto e un 90% di panico. Dietro di lui il troll e Torben sembravano decisi a accompagnarli. C'era anche un anatra. Ripensò ai suoi appunti di poco prima. Bene. Avrebbe potuto continuare a lavorare sul suo "De anatrarum eloquentia".
Una piccola folla si era radunata nello spiazzo davanti alla locanda (1).
- Uh, qualcuno ha visto da dove sono venute? - chiese rivolto a nessuno in particolare.





(1) Curiosamente, anche se nessuno ammette di avvicinarsi a eventi pericolosi per curiosità, è un fatto che nulla di pericoloso può avvenire senza che una folla cerchi di avvicinarsi per vedere bene di che si tratta. Questo perchè anche se le persone di per sè possono essere intelligenti, la folla è stupida. Allo stesso modo vale la pena di notare che anche se un gran numero di persone guarda i reality show in televisione, non si sa di nessun organismo unicellulare che faccia altrettanto. Considerato che gli esseri umani sono un insieme di cellule si può concludere che in fatto di intelligenza folla < singola persona < ameba.

 
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